ANA  AVIANO 
GRUPPO ALPINI C.BATTISTI 
SEZIONE DI PORDENONE 
 
 
 
CANZONI , INNI, POESIE 
 
INNO DI MAMELI 
 
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta,  
dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa.  
Dov’è la Vittoria?  
Le porga la chioma chè schiava di Roma Iddio la creò.  
Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte: Italia chiamò 
Noi fummo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi.  
Raccolgaci un’unica Bandiera, una speme di fonderci assieme già l’ora suonò.  
Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte: Italia chiamò 
Uniamoci, uniamoci l’unione e l’amore rilevano a popoli le vie del Signore.  
Giuriamo far libero il suolo natio; uniti con Dio chi vincer ci può? 
Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte: Italia chiamò 
Dall’Alpe alla Sicilia, dovunque è Legnano; ogni uomo di Ferruccio ha il core, ha la mano.  
I bimbi d’Italia si chiaman Balilla, il suon d’ogni squilla i vespri sonò.  
Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte: Italia chiamò 
Son giunchi che piegano le spade vendute, già l’aquila d’Austria le penne ha perdute;  
il sangue d’Italia e il sangue polacco bevè col cosacco, ma il sen le bruciò.  
Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte: Italia chiamò 
Evviva l’Italia!  
Dal sonno s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa.  
Dov’è la Vittoria?  
Le porga la chioma chè schiava di Roma Iddio la creò.  
Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte: Italia chiamò
 
CANTI E POESIE 
     
AMA IL VECCHIO
 
Lascialo parlare, perchè nel suo passato ci sono tante cose vere. 
Lascialo vincere nelle discussioni, perchè ha bisogno di sentirsi sicuro di sé. 
Lascialo andare fra i suoi vecchi amici, perchè è li che si sente rivivere. 
Lascialo raccontare storie già ripetute, perchè lui vuole vedere se stai alla sua compagnia. 
Lascialo vivere fra le cose che ha amato, perchè soffre nel sentirsi spiantato dalla propria vita. 
Lascialo gridare quando ha torto, perchè lui e i bambini hanno diritto alla comprensione. 
Lascialo salire nell'auto di famiglia quando vai in vacanza, perchè l'anno prossimo avrai il rimorso se lui non ci sarà più. 
Lascialo invecchiare con lo stesso paziente amore con cui lasci crescere i tuoi bambini, perchè tutto fa parte della natura. 
Lascialo pregare come vuole, perchè l'anziano è uno che avverte l'ombra di Dio sulla strada che gli resta da percorrere. 
Lascialo morire fra le braccia pietose, perchè l'amore dei fratelli sulla terra fa meglio presentire quello del Padre del Cielo. 
Fà questo, o vergognati di essere uomo. 
 
IL NOSTRO CAPPELLO
 
“Sapete cos’è un cappello alpino?”. 
È il mio sudore che l’ha bagnato  
e le lacrime che gli occhi piangevano e tu dicevi:  
“Nebbia schifa”.  
Polvere di strade, sole di estati,  
di pioggia e fango di terre balorde, gli hanno dato il colore.  
Neve e vento e freddo di notti infinite,  
pesi di zaini e sacchi, colpi d’armi e impronte di sassi,  
gli hanno dato la forma.  
Un cappello così hanno messo sulle croci dei morti,  
sepolti nella terra scura,  
lo hanno baciato i moribondi come baciavano la mamma.  
L’han tenuto come una bandiera.  
Lo hanno portato sempre.  
Insegna nel combattimento e guanciale per le notti.  
Vangelo per i giuramenti e coppa per la sete.  
Amore per il cuore e canzone di dolore.  
Per un Alpino il suo CAPPELLO è TUTTO.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PREGHIERA DEL MULO 
Non ridere, o mio conducente, ma ascolta questa mia preghiera. 
Accarezzami spesso e parlami, imparerò così a conoscere la tua voce,  
ti vorrò bene e lavorerò più tranquillo. 
Tienimi sempre pulito! Un giorno ho sentito dire dal Capitano che “Un buon governo vale metà razione”. 
È vero: quando ho gli occhi, la pelle, gli zoccoli puliti, mi sento meglio,  
mangio con maggiore appetito e lavoro con più lena. 
Quando sono in scuderia lasciami legato lungo, specie di notte, affinché io possa giacere e riposare. 
Va bene che sono capace di dormire anche stando in piedi ma, credimi,  
riposo e dormo meglio quando sono sdraiato. 
Se quando mi metti il basto e ne stringi le cinghie divento irrequieto,  
non credere che lo faccia per cattiveria, ma è perché soffro il solletico;  
abbi quindi pazienza, non trattarmi male e mettimi il basto e regolane le cinghie con delicatezza. 
Quando andiamo in discesa ed io vado più adagio di te,  
pensa che lo faccio perché voglio ben vedere dove metto i piedi;  
non incitarmi quindi a procedere più celermente, ma allungami il pettorale  
e accorcia la braga affinché il carico non mi penda sul collo e mi spinga a cadere. 
E quando in salita io vado più in fretta non mi trattenere con strattonate  
e non ti attaccare alla coda perché io ho bisogno di essere libero nei movimenti  
per meglio superare i tratti più ripidi e più difficili del percorso. 
Accorciami il pettorale ed allunga la braga in modo che il carico non mi vada  
sulle reni procurandomi ferite e piaghe. Se io inciampo, abbi pazienza, sorreggimi ed aiutami.  
Se lungo le rotabili passano quelle macchinacce che  
con il loro rumore mi fanno tanta paura, non tirarmi per le redini per non farmi innervosire. 
Accarezzami invece, parlami e vedrai che rimarrò tranquillo. 
Quando rientriamo in caserma o nell’accampamento non abbandonarmi subito  
anche se sei stanco, ma pensa che anch’io ho lavorato e sono più stanco di te.  
Se sono sudato, strofinami subito con un po’ di paglia;  
per te sarà una fatica ben lieve e basterà ad evitarmi dolori reumatici, tossi e coliche. 
Fammi bere spesso acqua fresca e pulita, se bevo troppo in fretta distaccami pure dall’acqua  
perché mi farebbe male, ma non agire con imprecazioni e con strattonate. 
Lascia poi che io torni a bere quando voglio, perché l’acqua non mi ubriaca e mi fa bene. 
Quando poi sei di guardia-scuderia non dimenticare di passare  
la biada al setaccio per togliere polvere e terra; mi eviterai così riscaldamenti e dolori viscerali. 
Ricordati che io capisco benissimo quando il conducente mi vuole bene o è cattivo.  
Se ha cura di me, sono contento quando mi è vicino e lavoro più volentieri;  
quando invece mi tratta male o mi fa dei dispetti, divento nervoso e posso essere costretto a tirar calci. 
Allorché starai per andare in congedo e dovrai passarmi in consegna al conducente della classe più giovane,  
spiegagli bene i miei pregi ed i miei difetti e raccomandagli come deve trattarmi. 
Mi risparmierai così un periodo di sofferenze e, al dispiacere di vederti andare via,  
non dovrò aggiungere anche quello di capitare in mano ad un conducente poco pratico e cattivo. 
Sii sempre buono, comprensivo e paziente, pensando che anche noi muli siamo di carne ed ossa. 
E ricorda anche che migliaia di miei fratelli, per portare ai reparti armi e munizioni,  
viveri e mezzi, sono morti straziati dai proiettili e dalle bombe, travolti dalla tormenta o dalle valanghe,  
annegati nei torrenti e nel fango, esauriti dalle fatiche, dalla sete, dalla fame e dal gelo. 
Ricordati, dunque, mio caro conducente, che come tu hai bisogno di me io non posso fare a meno di te. 
Dobbiamo quindi scambievolmente conoscerci,  
comprenderci e volerci bene per formare una coppia perfetta. 
Solo cosi il buon Dio ci aiutera’ e ci benedira’ 
 
PREGHIERA DELL’ALPINO
 
Su le nude rocce, sui perenni 
ghiacciai, su ogni balza delle Alpi 
ove la Provvidenza ci ha posto 
a baluardo fedele delle nostre contrade, 
noi, purificati dal dovere  
pericolosamente compiuto,  
eleviamo l’animo a Te,  
o Signore,  
che proteggi le nostre mamme,  
le nostre spose,  
i nostri figli e fratelli lontani,  
e ci aiuti ad essere degni  
delle glorie dei nostri avi.  
Dio onnipotente,  
che governi tutti gli elementi,  
salva noi,  
armati come siamo di fede e di amore.  
Salvaci dal gelo implacabile,  
dai vortici della tormenta,  
dall’impeto della valanga;  
fa che il nostro piede posi sicuro  
sulle creste vertiginose,  
su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi,  
rendi forti le nostre armi contro  
chiunque minacci la nostra Patria,  
la nostra Bandiera, la nostra  
millenaria civiltà cristiana.  
                 
 
 
 
E Tu, Madre di Dio,  
candida più della neve,  
Tu che hai conosciuto e raccolto  
ogni sofferenza e ogni sacrificio  
di tutti gli Alpini caduti, Tu che  
conosci e raccogli ogni anelito  
e ogni speranza di tutti gli Alpini  
vivi ed in armi, Tu benedici e sorridi  
ai nostri Battaglioni ed ai nostri Gruppi.  
Così sia.
 
E MIGLIORI CANZONI 
AI PREAT LA BIELE STELE
Ai preat la biele stele 
duçh i Sants del Paradis…:  
“che il Signor fermi la uère,  
e che il mio ben torni ai pais!…”  
Oh! Tu stele, biele stele  
su’ palese il mio destin!…  
Va daùr di che ’montagne  
là ch’al-l’è il mio curisin!…  
Jè i à dit: " Cjol sù la spade,  
se tu tornis valoros  
ti darai une bussade  
tu saras il gno moros".  
Miò moros 'l è lat in uère,  
a combati par l'onor  
prearai matine e sere  
par ch'al torni vincitor. 
 
DI QUA, DI LÀ DEL PIAVE
 
Di qua, di là del Piave 
ci sta un’osteria.  
Là c’è da bere e da mangiare 
ed un buon letto da riposar.  
E dopo aver mangiato,  
mangiato e ben bevuto.  
Oi bella mora, se vuoi venire  
è questa l’ora di far l’amor.  
Mi si che vegnaria  
per una volta sola.  
Però ti prego lasciarmi stare  
che son figlia da maritar.  
Se sei da maritare  
dovevi dirlo prima.  
Or che sei stata coi vecchi alpini  
Non sei più figlia da maritar.
       
E dopo nove mesi  
è nato un bel bambino.  
Sputava il latte, beveva il vino:  
l’era figlio di un vecio alpin.  
 
 
  
DOMAN L’È FESTA
Doman l’è festa, 
non si lavora,  
g’ho la morosa 
d’andà a trovar.  
Vado a trovarla  
perché l’è bella,  
la g’ha ’na stella  
In mezzo al cor.  
La g’ha ’na stella 
che la risplende,  
che la mi rende  
consolazion.  
  
DOPO TRE GIORNI DI LUNGO CAMMINO
Dopo tre giorni di lungo cammino 
siamo arrivati sul Monte Canino,  
sulla nuda terra abbiamo riposà 
e degli alpini nessuno è ritornà.   
 
DOVE SEI STATO MIO BELL’ALPINO
 
La Celestina in cameretta 
che ricama rose e fiori. 
Vieni da basso o Celestina, 
ch’è rivà il tuo primo amore.  
Se l'è rivato ier di sera, 
con la corsa del vapore. 
Se l’è rivato, lassè ch’el riva,  
mi son pronta a far l’amor.  
Dove sei stato mio bell’alpino,  
che ti gà cambià colore.  
L'è stata l'aria del Trentino 
che mi gà cambià colore. 
L’è stata l’aria dell’Ortigara  
che mi gà cambià colore.  
Sul Monte Nero c’è una tormenta,  
che mi gà cambià colore.  
Là sul Pasubio c’è un barilotto,  
che mi gà cambià colore.  
Sul Monte Grappa c'è una bombarda, 
che mi gà cambià colore.  
E’ stato il fumo della mitraglia,  
che mi gà cambià colore.  
Ma i tuoi colori ritorneranno,  
questa sera a far l’amore.  
 
EL MERLO GA PERSO EL BECO
 
El merlo ga perso el beco come faralo a contar, (bis) el merlo ga perso el beco, povero merlo mio, el merlo ga perso el beco come faralo a cantar! El merlo ga perso l'ali come faralo a cantar, (bis) el merlo ga perso l'ali, povero merlo mio, el merlo ga perso l'ali come faralo a volar!
El merlo ga perso le sate come faralo a saltar, (bis) el merlo ga perso le sate, pevero merlo mio, el merlo ga perso le sate come faralo a saltar! El merlo ga perso el core come faralo ad amar, (bis) el merlo ga perso el core, povero merlo mio, el merlo ga perso el core come faralo ad amar!
 
 
ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA
Era una notte che pioveva 
e che tirava un forte vento  
immaginatevi che grande tormento  
per un alpino che deve vegliar.  
A mezzanotte arriva il cambio  
accompagnato dal capoposto:  
“O sentinella, torna al tuo posto  
sotto la tenda per riposar.”  
Appena giunto sotto la tenda  
sentivo l’acqua giù per la valle,  
sentivo l’acqua giù per le spalle,  
sentivo i sassi a rotolar.  
Appena giunto sotto la tenda  
sognavo d’esser con la mia bella  
e invece ero di sentinella  
fare la guardia allo stranier!  
Appena giunto in fondovalle  
arriva l’ordine dal reggimento,  
arriva l’ordine dal reggimento:  
tutti in licenza dobbiamo andar.  
Appena fui giunto in licenza  
credevo d’essere di sentinella  
e invece ero con la mia bella  
sotto le piante a fare l’amor. 
 
FIGLI DI NESSUNO
 
Figli di nessuno che noi siam, tra le rocce noi viviam, ci disprezza ognuno perchè laceri noi siam! Ma non ce n'è uno che ci sappia comandar e dominar, figli di nessuno che noi siam, anche a digiuno sappiam marciar.
Siamo nati chissà quando, chissà dove, allevati dalla pura carità. Senza padre, senza madre, senza nome, noi viviamo come uccelli in libertà. Figli di nessuno che noi siam ...
 
I DO GOBETI
 
L'altra sera, do boti de note, do gobeti se davan le bote do gobeti se davan le bote se taseve ve digo perchè. Uno era 'l famoso Mattia l'altro era 'l fabrica inciostro che imbriago de sgnapa, 'sto mostro, insultava l'amico fedel.
El ga dito: Va' là te xe gobo, l'altro allora g'ha dato risposta: Se mi son gobo ti no te xe drito drìo la schena te g'ha un botesel! Se g'ha dito parole da ciodi se g'ha dato careghe sul muso, poi xe nadi a finire in quel buso dove se beve un biccer de quel bon.
 
 
IL SILENZIO
 
Brutta cappella, va in branda 
va a dormir, e va a dormir,  
mentre l’anziano ’l va fora  
a divertis, a divertiss.  
Non t’arrabbiare che i mesi  
passano… la finirà,  
i giorni volano… la finirà,  
anche per te… la finirà.  
Cara cappella dovrai ancor  
patir,  
ma adesso per ora tu cerca di  
dormir,  
che quando anziano lo sarai  
pur tu,  
non ci potrai scordare mai più.  
 
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO
                                                                                       Il Comandante la Compagnia 
ci manda a dire ai suoi soldà 
che l’è ferito e sta per morire  
e che lo vengano a ritrovà.  
I suoi soldati gli manda a dire  
che no ga scarpe per traversà:  
“O con le scarpe o senza scarpe  
i miei Alpini li voglio qua.  
Ecco fu stato alla mattina  
i suoi soldati era rivà:  
“Cosa comandelo, signor Capitano,  
che i suoi Alpini eccoli qua.”  
“E io comando che il mio cuore  
in cinque pezzi dovete taglià.  
Il primo pezzo al Re d’Italia  
che si ricordi dei suoi soldà.  
Secondo pezzo alla Compagnia  
che si ricordi del suo Capitan.  
Terzo pezzo alla mamma mia  
che si ricordi del suo figlio Alpin.  
Quarto pezzo alla mia bella  
che sono stato il suo primo amor.  
Quinto pezzo alle montagne  
che le fiorisca di rose e di fior.”  
  
IN LICENZA 
’Pena giunto che fui al reggimento 
Portantina che porti quel morto
 
Trenta mesi che faccio il soldato, 
’na letterina me vedo arrivà. 
Sarà forse la mia morosa 
che ho lasciato sul letto ammalà. 
A rapporto signor capitano 
se in licenza mi vuole mandà. 
In licenza ti mandaria 
basta che torni da bravo soldà.  
Ce lo giuro signor capitano  
dalla licenza non torno mai più.  
Quando giunsi vicino al paese  
le campane si sente sonà.  
Sarà forse la mia morosa  
che ho lasciato sul letto ammalà.  
Portantina che porti quel morto,  
per piacere deh fermati qua.  
Se da viva non l’ho mai baciata  
or ch’è morta la voglio bacià.  
L’ho baciata che l’era ancora calda,  
la sapeva di rose e di fior.  
 
 
 
JOSKA LA ROSSA
 
El muro bianco drio 
de la tò casa,  
ti te saltavi come un  
oseléto.  
Joska la rossa, péle  
de bombasa,  
tute le sere prima  
de ’nda in leto.  
Te stavi li co’ le tò  
scarpe rote,  
te ne vardavi drio  
da j oci mori,  
e te balavi alegra  
tuta note,  
e i baldi alpini te  
cantava i cori.  
Oh…, Joska, Joska,  
Joska,  
salta la mura fin che  
la dura.  
Oh…, Joska, Joska,  
Joska,  
salta la mura bala  
con mi. Oh…  
Ti te portavi el sole  
ogni matina  
e de j alpini te geri  
la morosa,  
sorela, mama, boca  
canterina,  
oci del sol,  
meravigliosa rosa.  
Xe tanto e tanto nù  
ca te zerchèmo,  
Joska la rossa, amor,  
rosa spanja.  
Ma dove sito andà?  
Ma dove andemo?  
Semo ramenghi, o  
morti. E così sia.  
Oh…, Joska, Joska,  
Joska,  
salta la mura bala  
con mi. Oh…  
Busa con crose, sarà  
stà i putei?  
La par na bara e  
invece xe na cuna.  
E dentro dorme tutti  
i tò fradei,  
fermi impalà co i oci  
ne la luna.  
Oh Joska, Joska,  
Joska,  
salta la mura fin che  
la dura.  
Oh Joska, Joska,  
Joska,  
salta la mura,  
fermete là.  
fermete là…  
 
 
L'ALLEGRIE
 
E l'allegrie la vien dai zòveni E l'allegrie la vien dai zòveni E l'allegrie la vien dai zòveni e non dai veci e non dai veci maridà. Ciribiribin, doman l'è festa ciribiribin, non si lavora ciribiribin, gò la morosa ciribiribin, d'andà a truvà.
E l'han perdute andande a messe E l'han perdute andande a messe E l'han perdute andande a messe e da quel dì e da quel dì che i s'ha spusà. Ciribiribin, doman l'è festa ciribiribin, non si lavora ciribiribin, gò la morosa ciribiribin, d'andà a truvà.
 
 
LA LEGGENDA DEL PIAVE
 
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio: l'esercito marciava per raggiunger la frontiera e far contro il nemico una barriera! Muti passaron quella notte i fanti, tacere bisognava e andare avanti. S'udiva intanto dalle amate sponde sommesso e lieve il tripudiar dell'onde. Era un presagio dolce e lusinghiero. Il Piave mormorò: «Non passa lo straniero!». Ma in una notte triste si parlò di tradimento e il Piave udiva l'ira e lo sgomento. Ahi, quanta gente ha vista venir giù, lasciar il tetto, per l'onta consumata a Caporetto! Profughi ovunque dal lontani monti, venivano a gremir tutti i suoi ponti. S'udiva allor dalle violate sponde, sommesso e triste il mormorio de l'onde. Come un singhiozzo in quell'autunno nero il Piave mormorò: «Ritorna lo straniero!»
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame volea sfogare tutte le sue brame, vedea il piano aprico di lassù: voleva ancora sfamarsi e tripudiare come allora! No, disse il Piave, no dissero i fanti, mai più il nemico faccia un passo avanti! Si vide il Piave rigonfiar le sponde e come i fanti combattevan l'onde. Sul patrio suolo del nemico altero, il Piave mormorò: «Indietro va, straniero!» Indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento e La Vittoria sciolse l'ali al vento! Fu sacro il patto antico, fra le schiere furon visti risorgere Oberdan, Sauro e Battisti! Infranse alfin l'italico valore le forche e l'armi dell'irnpiccatore! Sicure l'Alpi, libere le sponde e tacque il Piave si placaron l'onde. Sul Patrio suolo vinti i torvi Imperi, la pace non trovò né oppressi, né stranieri.
 
 
 
LA MONTANARA
 
Lassù sulle montagne 
tra boschi e valli d’or 
tra l’aspre rupi echeggia 
un cantico d’amor. 
La montanara, oè  
si sente cantare;  
cantiam la montanara  
e chi non la sa.  
La montanara, oè  
si sente cantare  
cantiam la montanara  
e chi non la sa.  
Lassù sui monti dai ridi d’argento  
una capanna cosparsa di fior:  
era la piccola dolce dimora  
di Soreghina la figlia del Sol  
la figlia del Sol!
 
 
LA MULA DE PARENZO
 
La mula de Parenzo - liolà ha messo su bottega, de tutto la vendeva; (2 v.) la mula... de tutto la vendeva fora che baccalà. E perché non m'ami più?  
La me morosa vecia, la tengo de riserva, e quando spunta l'erba; (2 v.) la me morosa.... e quando spunta l'erba la mando a pascolar. E perché..  
La mando a pascolarenel mese di settembre, ma quando vien novembre; (2 v.) la mando... ma quando vien novembre la mando a riposar. E perché...  
La mando a pascolareinsieme alle caprette, l'amor con le servette; (2 v.) la mando... l'amor con le servette non lo farò mai più! E perché...
Se il mare fosse tocio e le montagne polenta: ohi mamma che tociade; (2 v.) se il mare... ohi mamma che tociade polenta e baccalà! E perché...  
Se il mare fosse di vino e i laghi de acquavita, 'briaghi per tutta la vita:(2 v.)se il mare... 'briaghi per tutta la vita:polenta e baccalà.E perché... 
Tutti mi dicono bionda, ma bionda io non sono, porto i capelli neri. (2 v.) tutti mi dicono... porto i capelli neri, neri come il carbon. E perché... 
Sinceri ne l'amore, sinceri ne gli amanti: ne ho passati tanti (2 v.) Sinceri...ne ho passati tantie passerò anche te! E perché...
 
 
LA PENNA NERA
 
Sul cappello, sul cappello che noi portiamo 
c’è una lunga, c’è una lunga penna nera 
che a noi serve, che a noi serve per bandiera  
su pei monti, su pei monti a guerreggiar.  
        Oi-la-là  
Su pei monti, su pei monti che noi saremo  
pianteremo, pianteremo l’accampamento  
brinderemo, brinderemo al reggimento  
viva il 10°, viva il 10° degli alpin.  
        Oi-la-là  
Su pei monti, su pei monti che noi saremo  
coglieremo, coglieremo le stelle alpine  
per donarle, per donarle alle bambine  
farle piangere, farle piangere e sospirar.  
       Oi-la-là  
Su pei monti, su pei monti noi andremo  
pianteremo, pianteremo il tricolore,  
o Friuli, o Cadore del mio cuore  
vi verremo, vi verremo a liberar.  
        Oi-la-là  
 
LA RIVISTA DELL'ARMAMENTO
 
E il cappello che noi portiamo, quello é l'ombrello ,di noi Alpin.E tu biondina capricciosa garibaldina tu sei la stella di noi soldà.  
E le giberne che noi portiamo non portacicche di noi soldà. E tu biondina ... 
E lo zaino che noi portiamo, quello è l'armadio di noi Alpin.E tu biondina ... 
E la gavetta che noi portiamo è la cucina di noi soldà. E tu biondina ... 
E la borraccia che noi portiamo è la cantina di noi soldà. E tu biondina ...
E le scarpette che noi portiamo, son le barchette di noi Alpin.E tu biondina ...  
E il fucile che noi portiamo, è la difesa di noi Alpin.E tu biondina ... 
E le stellete che noi portiamo son disciplina di noi soldà. E tu biondina ... 
La penna nera che noi portiamo, è la bandiera di noi Alpin. E tu biondina ... 
E il pistocco che noi portiamo, è il paga-debit di noi Alpin. tu biondina ...
 
 
LA ROSEANE
Ai cjatat biele frute 
bionde, sane, e fate ben, 
cu la cotule curtute, 
bielis spalis, un biel sen; 
cun rispiet i doi la man 
i domandi la ch'e sta. 
Je mi dis: - Lui 'l è furlan 
ancje jo o soi sù di là. 
        Da la Russie l'antenat 
       stabilit sot il Canin; 
       il gno ben al è soldat 
       'l è di Rèsie, 'l è Alpin. 
       La beleçe de valade, 
       i pais poiats sul plan; 
       de me val son nemorade 
       soi di Rèsie, sin furlans. 
 
LA STRADA FERATA
 
Adesso che gavemo la strada ferata, in meza giornata se vien e se va. E tiche - tache - tuche... etc... Adesso che gavemo la strada ferata, con bel giornata in gita se va. E tiche - tache - tuche... etc...
desso che gavemo la strada ferata, la boba in pignata mai più mancherà! E tiche - tache - tuche... etc... 
 
 
 
 
LA TRADOTTA CHE PARTE DA TORINO
La tradotta che parte da Torino 
a Milano non si ferma più 
ma la va diretta al Piave,  
ma la va diretta al Piave…  
La tradotta che parte da Torino  
a Milano non si ferma più  
ma la va diretta al Piave,  
cimitero della gioventù.  
Siam partiti in ventisette,  
solo in cinque siam tornati qua,  
e quegli altri ventidue  
sono morti a San Donà.  
Cara suora, son ferito,  
a domani non ci arrivo più,  
se non torno alla mia mamma  
questo fiore ce lo porti tu.  
A Nervesa c’è una croce,  
uno dei nostri sta disteso là;  
io ci ho scritto su: Ninetto,  
che la sua mamma lo ritroverà.  
 
LA VILLANELLA
Varda che passa la villanella; 
osc-ce che bela, la fa innamorar!  
       O come bali bene bela bimba,  
       bela bimba, bali ben!  
Varda quel vecio sotto la scala  
osc-ce che bala, ch’el gh’ha ciapà.  
       O come bali bene bela bimba,  
       bela bimba, bali ben!  
Varda quel merlo dentro la gabbia  
osc-ce che rabbia ch’el gh’ha ciapà.  
       O come bali bene bela bimba,  
       bela bimba, bali ben!  
Dansa al mattino, dansa alla sera  
sempre leggera sembra volar.  
       O come bali bene bela bimba,  
       bela bimba, bali ben! 
 
ME COMPARE GIACOMETO
 
Me compare Giacometto el gaveva un bel galeto, quando el canta el verze el beco che'1 fa proprio inamorar, quando el canta el canta el canta el verze el beco el beco el beco che'l fa proprio proprio proprio innamorar.
a un bel giorno la parona per far festa agli invitati la ghe tira el colo al galo e lo mette a cusinar, la ghe tira tira tira el colo al galo galo galo e lo mette mette mette a cusinar.Le galine tutte mate per la perdita del galo le rebalta el caponaro par la rabia che le gà, le rebalta balta balta el caponaro naro naro par la rabia rabia rabia che le gà.
 
MONTE NERO
Spunta l’alba del sedici giugno, 
comincia il fuoco l’artiglieria,  
il Terzo Alpini è sulla via  
Monte Nero a conquistà.  
Monte Nero, Monte Nero,  
traditor della vita mia,  
ho lasciato la casa mia  
per venirti a conquistà!  
Per venirti a conquistare  
abbiam perduto tanti compagni  
tutti giovani sui vent’anni:  
la loro vita non torna più.  
Il colonnello che piangeva  
a veder tanto macello:  
“Fatti coraggio Alpino bello,  
che l’onore sarà per te!”  
Arrivati a trenta metri  
dal costone trincerato,  
con assalto disperato  
il nemico fu prigionier.  
Ma Francesco l’imperatore  
sugli Alpini mise la taglia,  
egli premia con la medaglia  
e trecento corone d’or…  
A chi porta un prigioniero  
di quest’arma valorosa  
che con forza baldanzosa  
fa sgomenti i suoi soldà.  
Ma l’Alpino non è vile  
tal da darsi prigioniero:  
preferisce di morire  
che di darsi allo straniero!  
O Italia, vai gloriosa  
di quest’arma valorosa  
che combatte senza posa  
per la gloria e la libertà.  
Bell’Italia, devi esser fiera  
dei tuoi baldi e fieri Alpini  
che ti danno i tuoi confini  
ricacciando lo stranier.  
 
MOTORIZZATI A PIÈ
Il sedici settembre 
nessuno l’aspettava 
la cartolina rosa,  
ci tocca di partir.  
Ci tocca di partire  
con la tristezza in cuor  
lasciando la morosa  
con gli altri a far l’amor.  
Da Udin siam partiti,  
da Bari siam passati,  
Durazzo siam sbarcati  
in Grecia destinati.  
Motorizzati a piè  
la penna sul cappel,  
lo zaino affardellato,  
l’alpino è sempre quel.  
Ma pur verrà quel dì  
che canterem così:  
finita questa naja  
a casa a divertir.  
 
PIEMONTESINA
 
Addio bei giorni passati mia piccola amica ti devo lasciar gli studi son già terminati abbiamo finito così di sognar. Lontano andrò, dove non so parto col pianto nel cuor dammi l'ultimo bacio d'amor. Non ti potrò scordare Piemontesina bella sarai la sola stella che brillerà per me ricordi quelle sere passate al Valentino col biondo studentino che ti stringeva sul cuor.
Addio mio vecchio studente di un giorno passato che adesso è dottor io curo la povera gente ma pur non riesco a guarire il mio cuor. La gioventù non torna più, quanti ricordi d'amor a Torino ho lasciato il mio cuor Non ti potrò scordare ...
 
 
SE O’ VESS DI MARIDAIMI
Se o’ vess di maridaimi 
un çhaliar nol çhiolaress… 
Se o’ vess di maridaimi 
un çhaliar nol çhiolaress. Giuliéta!…  
       Oop-sa-sa Nineta  
       un çhaliar nol çhiolaress!…  
Lu le bon dè battir suelis  
E anche mi ’l me battaress…  
        Con quei quattris ch’al guadagne  
       no ’l mantien gnanche un poless…  
Benedetis lis Charnielis  
benedetis i lor pais!…  
    
SIGNORE DELLE CIME
Dio del cielo, 
Signore delle cime 
un nostro amico  
hai chiesto alla montagna.  
Ma ti preghiamo,  
ma ti preghiamo,  
su nel paradiso,  
su nel paradiso,  
lascialo andare  
per le tue montagne.  
Santa Maria  
Signora della neve,  
copri col bianco  
soffice mantello  
il nostro amico,  
il nostro fratello,  
su nel paradiso,  
su nel paradiso,  
lascialo andare  
per le tue montagne.  
 
STELUTIS ALPINIS
 
Se tu vens cassù tàs cretis 
là che lor mi àn soterat,  
a l’è un splas plen di stelutis:  
dal mio sanc l’è stat bagnat.  
        Par segnal, une crosute  
       je scolpide lì tal cret;  
       fra ches stelis nas l’erbute,  
       sot di lor jo duàr culèt.  
Ciòl su, ciòl une stelute  
je a’ ricuarde il nostri ben,  
Tu i doras ’ne bussadute  
e po platile tal sen.  
        Quand che a clase tu sès sole  
       il mio spirit ator ti svole;  
       jo e la stele sin cun te.  
Ma une dì, quan che la uère  
a’ sarà un lontan ricuart,  
nel to cur dulà che a’ jère  
stele e amor, dut sarà muart.  
        Resterà per me che stele  
       che il mio sanc al a’ nudrit,  
       par che lusi simpri biele  
       su l’Italie, a l’infinit. 
     
 
 
 
STRINDULÀILE
        Strindulàile 
strindulàile che’ bambinute 
       che si torni  
chi si torni a indurmidì!…  
       Jè levade  
Jè levade le biele stele  
       son tre oris  
son tre oris devan dì!…  
 
SUL PONTE DI BASSANO
 
Eccole che le riva 
’ste bele moscardine  
son fresche e verdoline  
colori no ghe n’ha.  
Colori non ghe n’emo  
ne manco ghe ’n serchémo  
ma un canto noi faremo  
al ponte di Bassan.  
Sul ponte di Bassano  
là ci darem la mano.  
Noi ci darem la mano  
ed un bacin d’amor.  
Per un bacin d’amore  
succésser tanti guai,  
non lo credevo mai  
doverti abbandonar.  
Doverti abbandonare  
volerti tanto bene.  
È un giro di catene  
che m’incatena il cuor.  
Che m’incatena il cuore,  
che m’incatena i fianchi:  
in mona tutti quanti  
quelli che me vòl mal.
 
 
SUL PONTE DI PERATI
Sul ponte di Perati 
bandiera nera:  
è il lutto degli alpini  
che fan la guerra.  
E’ il lutto della Julia  
che va alla guerra:  
la meglio gioventù  
che va sotto terra.  
Sull’ultimo vagone  
c’è l’amor mio:  
col fazzoletto in mano  
mi dà l’addio.  
Col fazzoletto in mano  
mi salutava  
e con la bocca  
i baci mi mandava.  
Quelli che son partiti  
non son tornati:  
sui monti della Grecia  
sono restati.  
Sui monti della Grecia  
c’è la Vojussa:  
col sangue degli alpini  
s’è fatta rossa.  
Alpini della Julia  
in alto i cuori:  
sul ponte di Perati  
c’è il Tricolore.  
 
SUL RIFUGIO BIANCO DI NEVE
Sul rifugio bianco di 
neve 
una luce pallida  
appar:  
è Marisa che va lieve  
lieve:  
veci alpini vi viene a  
trovar.  
È Marisa, che dopo  
il tramonto  
col suo canto vi  
cullerà,  
è la pallida fata dei  
monti:  
col suo manto vi  
coprirà.  
Se un alpino cade in  
montagna,  
la fanciulla pianger  
vedrà.  
Se una lacrima  
gl’occhi le bagna,  
sulla neve un fior  
diverrà.  
salutate il babbo per  
me  
e salutate la bella  
bandiera  
degli eroi che vanno a  
morir.  
Lenta, lenta cade la  
neve  
sul rifugio a  
biancheggiar:  
sembra una stella  
caduta dal cielo  
e il rifugio diventa un  
fior.  
 
TA - PUM
 
Venti giorni sull’Ortigara 
senza cambio per dismontà.  
        Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
       Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
E domani si va all’assalto  
bada alpino non farti ammazzà.  
        Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
       Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
Quando poi si scende a valle  
battaglione non ha più soldà.  
Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
       Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
Nella valle c’è un cimitero  
cimitero di noi soldà.
 
         Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
       Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
Cimitero di noi soldati  
forse un giorno ti vengo a trovà.  
        Ta-pum, ta-pum, ta-pum…  
       Ta-pum, ta-pum, ta-pum…
 
VALORE ALPINO 
Trentatrè
 
Dai fidi tetti del villaggio 
i bravi Alpini son partiti,  
mostran la forza ed il coraggio  
della loro salda gioventù.  
Sono dell’Alpe i bei cadetti,  
nella robusta giovinezza,  
dei loro baldi e forti petti  
spira un’indomita fierezza.  
        O, valor alpin,  
       difendi sempre la frontiera!  
       E là, sul confin,  
       tien sempre alta la bandiera.  
       Sentinella all’erta  
       per il suol nostro italiano  
       dove amor sorride  
       e più benigno irradia il sol.  
 
       
      
 
Là tra le selve ed i burroni,  
là, tra le nebbie fredde e il gelo,  
piantan con forza i lor picconi  
ed il cammin sembra più lieve.  
E quando il sole brucia e scalda  
le cime e le profondità,  
il fiero Alpino scruta e guarda  
pronto a dare il “Chi va là!”  
        O, valor alpin,  
       difendi sempre la frontiera!  
       E là, sul confin,  
       tien sempre alta la bandiera.  
       Sentinella all’erta  
       per il suol nostro italiano  
       dove amor sorride  
       e piu' benigno irradia  il sol.
 
 
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